Ho trovato molto interessante questo libro di Paolo Ferri in quanto oggi i nuovi stili di comunicazione abilitati dalle tecnologie digitali tendono a trasformare la tradizionale configurazione della comunicazione. Tra il 1985 anno della diffusione di massa dei PC a interfaccia grafica e dei sistemi operativi a finestre e il 1996, l’inizio della rivoluzione di Internet, si è affermata rapidamente una nuova “versione 2.0” dell’Homo sapiens: si tratta dei “nativi digitali”. I nativi sono molto diversi da noi “figli di Gutenberg”. Sono nati in una “società multischermo” e interagiscono con molti di questi schermi fin dalla più tenera età. Questo perché sono numerosi i monitor interattivi dai quali sono circondati fin dalla nascita: computer, consolle per videogiochi portatili, cellulari smartphone, navigatori satellitari.
I “nativi” sono diversi da noi perché, a scuola (Pedró 2007; 2008), a casa e con gli amici, sono sempre accompagnati dalle loro protesi comunicative ed espressive digitali che contribuiscono a delineare il perimetro del loro sé e del loro agire (Moriggi, Nicoletti 2009). Per questo i “nativi” si “espongono” su Facebook, sui blog o su YouTube, vivono nello e sullo schermo, allo stesso modo in cui abitano il mondo reale. Questo rende il loro modo di “vedere e costruire il mondo” molto differente dal nostro (Goodmann 1978). È la diffusione di Internet che ha enfatizzato in maniera eclatante questa trasformazione. I computer non sono più solo strumenti di produttività individuale, ma sono soprattutto mezzi di comunicazione, espressione e creazione condivisa della conoscenza. La situazione di noi “immigranti digitali” appare, per contro, ancora molto più “prudente” e cauta, se non “negazionista” (Rivoltella 2006b; Mantovani, Ferri 2008). I nativi, invece, stanno sviluppando nuove rappresentazioni, metodi per conoscere e fare esperienza del mondo. Stanno, cioè, sperimentando differenti schemi di interpretazione della realtà che li circonda. Wim Veen – studioso olandese di nuovi media – utilizza, per esempio, la metafora dell’Homo Zappiensper identificarli: Il termine Homo Zappiens identifica una generazione che ha avuto nel mouse, nel PC e nello schermo una finestra di accesso al mondo.
Questa generazione, i nativi digitali di Prensky, mostra comportamenti di comunicazione e apprendimento differenti dalle generazioni precedenti; in particolare, apprende attraverso schermi, icone, suoni, giochi, “navigazioni” virtuali e in costante contatto telematico con il gruppo dei pari. Questo significa sviluppare comportamenti di apprendimento non lineari e non alfabetici (Veen, Vrakking 2006; trad. it. p. 11).
I nativi hanno a disposizione una grande quantità di strumenti digitali di apprendimento e comunicazione formativa e sociale. Molti strumenti hardware: notebook, tablet (iPad), consolle connesse a Internet (Wii, PlayStation 3),eBook (Kindle), iPod, smartphone; e molte piattaforme software 2.0: i social network (Facebook e MySpace, Habbo e Netlog), MSN Messenger, i blog, YouTube, Wikipedia e i wiki.


